Le tre domande che rappresentano le questioni di fondo della psicologia dello sviluppo

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Introduzione

La psicologia dello sviluppo affronta e studia lo "sviluppo psicologico" ossia i cambiamenti che si verificano nel comportamento e nelle capacità dell'individuo man mano che cresce. È bene sottolineare che lo sviluppo riguarda l'intero ciclo di vita, dalla nascita alla senescenza, ma i cambiamenti più incisivi si verificano nell'infanzia, nella fanciullezza e nell'adolescenza. I teorici dello sviluppo cercano di attribuire un senso alle osservazioni compiute su adulti e bambini e, così facendo, ricostruiscono il percorso di sviluppo umano dall'infanzia attraverso la fanciullezza e l'età adulta.
In questa guida affronteremo le tre domande che rappresentano le questioni di fondo della psicologia dello sviluppo.

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Ogni teoria dello sviluppo passa e ripassa su tre punti senza un ordine, su tre domande che come precedentemente scritto rappresentano le questioni di fondo della psicologia dello sviluppo, gli obiettivi delle teorie.
1) Quando?
2) Come?
3) Perché?

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La prima domanda si riferisce alla natura del cambiamento, rispondendo a questa domanda si cerca quindi di descrivere i cambiamenti che avvengono nel tempo in una o più aree di comportamento o attività psicologiche: pensiero, linguaggio, comportamento sociale, percezione. I cambiamenti che osserviamo possono essere qualitativi o quantitativi (seppure la maggior parte degli psicologi dello sviluppo, oggi, concordano nel dire che si verificano entrambi i cambiamenti):
- La visione meccanicistica (comportamentismo) pone l'accento sui cambiamenti quantitativi. Ogni cambiamento è una modifica di frequenza, numero o grado. Il cambiamento è graduale, avviene poco alla volta garantendo l'acquisizione progressiva di conoscenze, abitudini e abilità nuove.
- L'approccio organismico (Piaget-Vygotskij) enfatizza, invece, il cambiamento qualitativo. Secondo queste teorie il bambino è un attivo costruttore e il cambiamento avviene grazie allo sviluppo causato da influenze interne e non da fattori ambientali.

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La seconda domanda si riferisce, invece, ai processi che causano il cambiamento: i fattori genetici e ambientali alla base dello sviluppo.
I teorici cercano, quindi, di descrivere i cambiamenti nel tempo ponendo in relazione i comportamenti entro un'area dello sviluppo o idealmente fra diverse aree dello sviluppo stesso.
Secondo la visione meccanicistica, ossia dei comportamentisti, le influenze ambientali modellano il comportamento del bambino in modo da determinare le naturali abilità che si sviluppano ed il ritmo.
Mentre, per quanto riguarda i fattori genetici, il bambino si sviluppa a causa della programmazione genetica (un caso esemplare è la teoria di Chomsky sull'acquisizione del linguaggio).
Seconda la visione organismica, invece, lo sviluppo avviene grazie all'interazione tra i fattori genetici e i fattori ambientali.

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La terza ed ultima domanda, invece, si chiede se il cambiamento è graduale o continuo oppure improvviso e discontinuo.
Compito dei teorici è spiegare lo sviluppo descritto, offrendo una serie di principi generali o regole relative al cambiamento.
Il cambiamento quantitativo è continuo e graduale.
Il cambiamento qualitativo è improvviso e discontinuo (pensiamo alla conquista della deambulazione e del linguaggio o all'inizio della pubertà).
Anche su questo punto troviamo sia concezione teoriche che privilegiano una spiegazione dello sviluppo in termini di continuità o discontinuità, sia posizioni intermedie che prevedono processi al tempo stesso continui e discontinui. Secondo alcuni studiosi, ad esempio, il cambiamento è continuo all'interno di uno stadio ma diventa discontinuo nel passaggio da uno stadio all'altro. Secondo altri, tra cui Piaget, vi sono funzioni che rimangono invarianti nel corso dello sviluppo (continuità) mentre le strutture cognitive cambiano tra uno stadio e l'altro (discontinuità).

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