Come gestire il controtransfert

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Il controtransfert è un fenomeno che non ha ancora una definizione precisa in quanto non è stato ancora stabilito quale sia il suo reale effetto all'interno di una relazione medico-paziente. Alcune scuole di pensiero lo considerano come un fenomeno negativo che rischia di condizionare troppo il terapeuta e gli procura delle macchie cieche che non gli consentono di analizzare a pieno la condizione del paziente. Altre scuole di pensiero invece lo considerano necessario per aiutare l'analizzato a tirar fuori cose che in una relazione univoca non uscirebbero. Nella seguente guida andremo a vedere come gestire al meglio il controtransfert.

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Prima di andare ad analizzare come gestire il controtransfert bisognerebbe avere ben chiaro il concetto di transfert. Si tratta di un fenomeno che si verifica nel rapporto tra paziente e analista e in particolar modo consiste in una proiezione di una particolare relazione sulla persona del terapeuta. L'analizzato, nel momento in cui va a rievocare un determinato rapporto problematico, tende a riviverlo con il proprio terapeuta e questo gli consente di affrontare il trauma in maniera diversa e di rievocarlo e riviverlo in modo da eliminarlo dall'inconscio.

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Insieme al transfert può verificarsi il fenomeno complementare che si chiama controtransfert. Questo riguarda il terapeuta che, ascoltando il racconto del paziente, potrebbe immedesimarsi e proiettare a sua volta alcune situazioni personali all'interno di questa relazione. Alla nascita della psicoanalisi questa reazione era considerata nociva per il paziente in quanto il terapeuta doveva mantenersi il più neutrale possibile per riuscire ad analizzare al meglio la situazione. Tuttavia questa concezione si è evoluta e adesso si hanno opinioni ben diverse su questo fenomeno.

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Il controtransfert può essere utilizzato per creare situazioni dinamiche e spingere il paziente ad analizzare tutte le sfaccettature possibili del rapporto che sta proiettando. Tuttavia utilizzarlo è molto difficile in quanto il paziente lo percepisce e potrebbe causare degli ostacoli alla costruzione del rapporto. Quindi il modo migliore di gestire il controtransfert è quello di non farlo trapelare eccessivamente all'interno del colloquio con il paziente ma di utilizzare alcuni spunti per cercare di vedere la situazione da un punto di vista più vario. Il terapeuta deve essere bravo ad analizzare la situazione e a capire quali elementi del controtransfert siano utili e non deleteri al benessere del paziente.

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I presenti contributi sono stati redatti dagli autori ivi menzionati a solo scopo informativo tramite l’utilizzo della piattaforma www.o2o.it e possono essere modificati dagli stessi in qualsiasi momento. Il sito web, www.o2o.it e Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. (già Banzai Media S.r.l. fusa per incorporazione in Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.), non garantiscono la veridicità, correttezza e completezza di tali contributi e, pertanto, non si assumono alcuna responsabilità in merito all’utilizzo delle informazioni ivi riportate. ATTENZIONE: tali contributi in nessun caso possono costituire la prescrizione di un trattamento o sostituire la visita specialistica o il rapporto diretto con il proprio medico curante. È pertanto necessario consultare SEMPRE il proprio medico curante e/o specialisti. Per maggiori informazioni leggi il “Disclaimer »”.

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