Come accontentarsi di quello che si ha

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Introduzione

"L'erbavoglio non cresce neanche nel giardino del re". Questa massima ci insegna, con esemplare semplicità, che desiderare sempre ciò che non abbiamo di certo non ci conduce ad uno stato di soddisfazione e tantomeno di felicità. Ma allora perché ci ostiniamo a volere sempre qualcosa di diverso da ciò che già si ha? Ogni oggetto del desiderio, una volta ottenuto, viene presto cestinato per passare a qualcosa di nuovo, che poi, magari, tanto diverso non è da quello che avevamo prima. La moda, le repentine innovazioni tecnologiche, ma anche i più semplici disagi emotivi o sociali, ci portano ad essere sempre scontenti e alla ricerca di una felicità che di certo non esige, per esistere, nulla che si possa comprare o che si possa trovare all'infuori di noi stessi. Ecco con qualche piccolo consiglio, come accontentarsi di quello che si ha.

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Immaginare una felicità incondizionata

Quando non ci si accontenta, e quindi non si è felici di ciò che già appartiene alla nostra vita, che sia una condizione, un oggetto o una persona, lo stato emotivo di malcontento che ne consegue è tale solo perché abbiamo noi stessi creato una condizione alla felicità. È come dire che la nostra felicità dipende da una condizione, e purtroppo, questa condizione prevede quasi sempre l'ottenimento di qualcosa o qualcuno. Insomma non accettiamo di poter essere semplicemente felici a prescindere, perché determinate mancanze non ce lo permettono a causa di una costruzione mentale precedentemente creata. La verità è che ci occorre veramente poco per apprezzare quello che abbiamo, e quel poco si limita ad una buona salute e ciò che serve per vivere.

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Evitare di confrontarsi

Avere non significa essere, eppure c'è chi, per il troppo avere, non solo non è felice ma sviluppa dei disagi importanti. C'è chi desidera oggetti per ostentare uno "status-symbol" o una personalità che poi magari non si ha. Noi stessi di conseguenza, costruiamo idee sulle persone attraverso gli oggetti stessi che essi posseggono, o, peggio ancora, dall'immagine superficiale che questi "inventano" per ottenere poi un riscontro esterno altrettanto superficiale. È inevitabile che il confronto nasca, ma, in questi termini è un "mezzo di prova" inutile e deprimente, perché basato su valori inesistenti e frivoli, che non costruiscono la reale identità di una persona con la quale valga la pena confrontarsi.

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Eliminare il superfluo

Tutto l'eccedente andrebbe eliminato. Non solo occupa uno spazio prezioso, spazio reale o virtuale, ma rischia anche di distogliere l'attenzione da ciò che abbiamo e che amiamo davvero. Troppi abiti, troppi congegni tecnologici, troppe ore tra palestra, smartphone, estetista e centri commerciali in realtà non fanno che farci ristagnare in un'ambiente dove niente cresce e molto regredisce. Perché correre dietro a qualcosa che ci illude di essere felici quando potremmo ambire ad una reale felicità duratura e costruttiva. Coltivare un hobby accresce le nostre qualità e la nostra autostima, leggere un libro può cambiarci la vita, passare più tempo con chi amiamo con dedizione ci farà sentire persone migliori. E tutto questo non prevede necessariamente l'acquisto di oggetti. In altri termini sarebbe più saggio dedicare la nostra vita e il nostro tempo a ciò che arricchisce realmente e che probabilmente è già in nostro possesso e smettere così di pensare a cos'altro potrebbe servirci per far finta di essere felici.

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