Errori da evitare se vuoi trasferirti in città

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

«La città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano». Scrive Italo Calvino, nella sua opera Le Città Invisibili. Andare a vivere in città è cosa assai faticosa e non sempre semplice. Le novità e gli inediti richiami così come le difficoltà e i problemi della nuova vita presentano svariate sfaccettatura. Niente dunque è completamente negativo o positivo, ma tutto deve essere soppesato e valutato con un certo grado di accortezza e senza superficialità. Come riuscire dunque ad affrontare la nuova vita in una metropoli? Quali errori evitare e quali precauzioni prendere se vuoi trasferirti in città?

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Non sottovalutare i possibili problemi.

È noto che il passaggio da una vita vissuta nella tranquillità e nella placida lentezza di una piccola città o di un paese, ad una nuova all'interno di una metropoli, possa non essere semplice ma addirittura disorientante. Cambiano i ritmi, le distanze, l'utilizzo del tempo, ma più di ogni altra cosa cambia e si trasforma quella certezza che tutto sia immediatamente disponibile, di conseguenza arrivare ad accettare tutto questo prevede un graduale quanto faticoso percorso. Punto di arrivo: la formulazione di una nuova consapevolezza. Per chi non si è mai posto il problema di trasferirsi in una metropoli, la prima irrinunciabile priorità è quella di essere in possesso di un mazzo di chiavi che apra la porta di un delizioso appartamento in centro, con scarsa percezione di quale possa essere effettivamente il perimetro di questo "centro" ma con la decisa fermezza che esso possa essere la soluzione ad ogni problema. E allora tutto è in apparenza incredibilmente facile, vita, futuro, lavoro, benessere economico. Così come ogni persona accorta è a conoscenza, le cose non funzionano proprio in questo modo e sarebbe un errore pensarla così. Ma procediamo con calma.

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Niente panico!

La prima cosa da affrontare è certamente il nuovo ritmo imposto. Una città prevede in quanto tale, un numero considerevole di abitanti maggiore di come si è stati abituati fino al momento prima del trasloco. La nuova frenesia, o meglio l'iniziale caos che si è costretti a dover forzatamente accettare, in un primo momento può incidere negativamente sul propria persona risvegliando un malessere di cui si è incapaci di capire l'origine. Troppe cose tutte insieme, troppo di tutto e l'unica cosa da fare e in cui rifugiarsi è quella di cercare di prendere fiato e accettare di avere delle difficoltà a tradurre quello che sembra a tutti gli effetti un libro scritto in una lingua assolutamente sconosciuta. Colpa del panico, dell'ansia che ti toglie il fiato rendendoti incline a pensarti non adeguato. Si tratta di un grave errore. Alla fine, sebbene possa sembrare interminabile, si tratta di un periodo di rodaggio destinato a concludersi.

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Non pensare che tutto era più semplice

Se si vuol proprio essere decisi a prendere per buono l'assunto che dichiara che chi è cresciuto in città sia in un certo senso più "sveglio" e meno ingenuo di chi è cresciuto in un paese di poche anime allo stesso tempo, c'è da dire, che il soggetto preso in questione possa essere meno incline a rilassarsi. Troppo stringenti sono i nodi che lo hanno tenuto docile alle pretese della metropoli che il riuscire a prendersi un' autentica pausa diviene una vera e propria scommessa.
La questione non è così netta. Questo perché sebbene possa venire a mancare quella quiete che non si preoccupava di scandire serratamente il corso di una giornata, gli stimoli si moltiplicano. Con il tempo, una volta aggiustato il tiro, si arriva a capire che il piccolo universo da cui siamo stati catapultati fuori è un ottimo posto per una sana villeggiatura e non il giusto ambiente per dare sfogo alle proprie ambizioni.
La vasta morfologia di una città permette di trovare qualsiasi cosa e spunti di ogni genere per dare modo al cervello di ossigenarsi. Per di più, nonostante l'ingombro della massa che affolla le strade, è possibile appiattire il livello di invadenza. Nel paese o nella piccola cittadina di provincia la riservatezza è un fattore complicato da difendere, se non con un affilato coltello tra i denti. Questo perché tutti per un motivo qualunque si conoscono, e ciò, nel bene o nel male, rappresenta una soffocante limitazione alla propria privacy e alla propria intimità.

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Non scordare mai le distanze

Probabilmente la cosa più complessa con cui entrare in sintonia sono gli spostamenti. Se fino al giorno prima si era abituati a mettere piede fuori dalla soglia della propria abitazione e ritrovarsi magicamente nel posto desiderato, una volta preso possesso della nuova casa, ci si rende presto conto che raggiungere la meta desiderata non è tra le imprese più semplici. Metro affollate, autobus che non hanno intenzione di arrivare, Google Maps che perde la connessione lasciandoti perso in un mare di palazzi a prima vista tutti uguali, ma non è tutto. A questo si aggiungono i tubi di scarico delle macchine, i passaggi pedonali selvaggi, l'aria pesante, i semafori regolati in favore degli automobilisti, le interminabili aree residenziali da attraversare a qualsiasi ora del giorno, le strade enormi poco illuminate. Sorvoliamo sui disagi provocati dall'essere in possesso di un'auto e su quanto sia difficile contrastare le norme che regolano le zone a traffico limitato. Non esiste una cura a tutto questo, e forse davvero non ci si abitua mai, colpa dell'ansia alla quale si sostituisce gradualmente il fastidio, una volta svezzati si diventa intraprendenti, fieri, sprezzanti, in modo sempre più marcato. Convertiti al credo della flânerie non ci rimane che vagabondare per le vie della città con il naso all'insù persi nelle suggestioni del paesaggio.

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Mai perdere di vista la realtà delle cose

È difficile riuscire a capire che cosa sia meglio fare o evitare, ogni singolo individuo avrebbe bisogno di un vademecum personalizzato che prenda in esame tutti i fattori e le cause per cui viene presa la decisione di andare a vivere in città. Dall'adulto, allo studente, al bambino, ogni soggetto ha le proprie esigenze, le proprie paure, i propri timori. In fin dei conti ciò che si consuma è una sfida con sé stessi. Si tratta di capire e di vederci compresi in un luogo che a prima vista può sembrare soltanto molto ostile e pieno di contrasti e di contraddizioni. L'aria di casa è indimenticabile e sarebbe ingiusto svenderla in favore di una visione troppo idealizzata o troppo cinica e rancorosa della vita in città. Si deve essere consapevoli di quello che si lascia e di ciò che si trova. Da qualsiasi lato pesi l'ago della bilancia, per evitare di essere fagocitati da una "schizofrenia esistenziale", si deve restare lucidi. Il paragone, il confronto con ciò che si è lasciato, è futile e assolutamente poco costruttivo, il passaparola scarsamente didattico. La vita di città si deve provare, sperimentare sulla propria pelle, perché niente è come sembra e il fascino dell'architettura e delle nuove nuove suggestioni, da un lato e le pressanti e onnipresenti difficoltà dall'altro non hanno senso di esistere se non fuse insieme. Solo così è possibile riuscire, con un certo grado di benessere, ad abitare la nuova vita.

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